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11-09-2007        Greenreport.it
L´Emilia Romagna scommette sul biogas
LIVORNO. Attualmente nel nostro Paese sono soltanto un centinaio gli impianti che recuperano energia sotto forma di biogas dagli allevamenti zootecnici. Di solito si tratta di impianti molto piccoli finalizzati esclusivamente alle attività delle aziende mentre sono una decina gli impianti centralizzati che trattano oltre ai reflui e scarti dell'agroindustria, anche fanghi di depurazione e rifiuti organici derivati da raccolte differenziate urbane.

Nel 2005 il grosso dell'energia prodotta dal recupero del biogas era attribuibile al recupero di biogas dalle discariche di rifiuti (l'80% dei complessivi 4,3 milioni di MWh).Questa percentuale si abbassa in Europa, dove solo il 60% viene prelevato dalle discariche, mentre i 3000 impianti di digestione anaerobica operanti su liquami zootecnici coprono il restante 40% della produzione complessiva, che secondo stime recenti raddoppierà di qui al 2010.

Anche in Italia si sta cercando di recupero il gap nei confronti di Paesi come la Germania che hanno investito nel biogas da tempo, e in prima fila tra le regioni italiane c'è l'Emilia Romagna, che nei prossimi mesi aprirà i bandi per i progetti legati alla produzione di energia rinnovabile da biomasse agricole: si tratterà di una grande opportunità per le molte imprese del settore agroindustriale della regione, che nei mesi scorsi è stato oggetto di un approfondita ricerca da parte del Crpa (Centro di ricerca produzioni animali) in collaborazione con Ubm di Bologna, finalizzato proprio a definire qualitativamente e quantitativamente la produzione di scarti e rifiuti di natura organica dell'intera regione.

I bandi erano previsti all'interno del Piano di Sviluppo rurale dell'Emilia Romagna, che è stato il primo ad avere l'ok dalla commissione europea insieme a quello della Provincia autonoma di Trento e prosegue nella linea tracciata dal piano energetico che punta a incentivare con forza lo sfruttamento delle energie rinnovabili ed in modo particolare tutti quegli impianti che consentano di valorizzare energeticamente gli scarti dell'agroindustria.

In Emilia Romagna la quantità complessiva di scarti, escludendo gli effluenti zootecnici, ammontava nel 2003 a poco meno di 2,38 milioni di tonnellate di cui 1,55 milioni sono costituite da siero di latte. Il resto, pari a 826.000 tonnellate, era rappresentato pressoché in parti uguali da fanghi di depurazione, scarti vegetali e sottoprodotti animali.

Una parte di questi scarti ha già un percorso di recupero vero e proprio, che dovrà solo essere armonizzato con i principi e i requisiti che l'Unione europea ha delineato per quei sottoprodotti che essendo materia prima in un altro processo produttivo, non devono essere considerati 'rifiuti'. Per la restante quota, l'Emilia Romagna punta quindi a potenziare la strada del recupero energetico (digestione anaerobica con produzione di biogas) e/o della produzione di fertilizzanti.
 
 
 

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